Le pietre a Milano

Le pietre d'inciampo riportano pochissimi dati: il nome, la data e il luogo di nascita, il luogo e, quando è nota, la data di morte. Poche notizie che però restituiscono identità a coloro che considerati, per diverse ragioni, nemici del Reich nazista dovevano essere sterminati – come nel caso degli ebrei, dei sinti e dei rom – o rieducati – come nel caso dei deportati politici. Tutti uguali perché hanno un formato e un carattere, tutti diversi, perché richiamano ad altrettante vite.

Si tratta di un esempio di quei “monumenti per difetto” come ha più volte sottolineato l’architetto Ada Chiara Zevi, che non emergono per monumentalità, ma che si inseriscono nel tessuto urbano senza essere invasivi e appariscenti, ma costringendo chiunque li veda a riflettere sulla loro presenza.

 

La legge del 2000 che istituisce il giorno della memoria prevede che siano organizzate  “cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto”.

 La posa delle prime sei pietre di inciampo a Milano -  tre dedicate a deportati razziali e tre dedicati a deportati politici  -  prevista per il 19 gennaio 2017, è una occasione importante perché i ragazzi diventino protagonisti di un percorso di ricerca e di riflessione su quello che è accaduto allora, non come occasionale momento commemorativo, ma come percorso di studio e riflessione che veda i ragazzi coprotagonisti del percorso di progettazione.

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